| RICERCA E INNOVAZIONE |
Il design italiano e Cassina formano un binomio consolidato (e per certi versi scontato), che nasce da capacità imprenditoriali e intuizioni scaturite nel difficile e stimolante periodo del secondo dopoguerra. Sul finire degli anni Quaranta, Cassina si apre alle collaborazioni con progettisti esterni all'azienda: la separazione della progettazione dalla produzione segna il progressivo passaggio dalla dimensione artigianale a quella industriale, e l'avvio di ricerche formali e di sperimentazioni sui materiali che si dimostreranno molto ricche di risultati.
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La trasformazione è favorita da numerose commesse per arredi navali: le poltrone realizzate per queste forniture devono possedere particolari caratteristiche costruttive, come il sovradimensionamento delle strutture, la divaricazione delle gambe o ancora le imbottiture rigide rispondenti all'impiego e alle forti sollecitazioni cui le poltrone devono essere sottoposte. La collaborazione con Gio Ponti è tra le più proficue, sia dal punto di vista formale sia da quello tecnico. La sedia Superleggera (1957) non sarebbe stata possibile senza l'abilità e la capacità di sperimentazione e di lavorazione della Cassina e dei suoi artigiani: attraverso progressivi alleggerimenti della struttura (una sezione triangolare di soli 18 millimetri)
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di lato e modifiche sulla forma dei montanti, si arriva ad una sedia molto robustache pesa solo 1,66 kg. Prodotta e venduta da quasi cinquant'anni, la Superleggera è simbolo della forza della dialettica tra poetica del progettista e caparbietà e conoscenza tecnologica degli artigiani dell'azienda. Negli anni Sessanta Cassina si avvicina alle materie plastiche e ai materiali ad iniezione o pre-impregnati o espansi, che svincolano gli arredi dai paradigmi formali precedenti. La poltrona Ciprea (1968), per esempio, progettata da Afra e Tobia Scarpa, non è una poltrona imbottita, ma un unico volume costituito da un blocco di poliuretano espanso iniettato, con una trapuntatura in dacron
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incorporata nel rivestimento intercambiabile. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, il design radicale entra in Cassinaattraverso la collezione BracciodiFerro, un laboratorio di idee di design del mobile, nel quale si concretano le nuove istanze e le provocazioni che giungono da progettisti quali Alessandro Mendini e Gaetano Pesce. Nello stesso clima culturale di dissenso e ripensamento nasce la poltrona AEO (1973), progettata da Paolo Deganello - Archizoom, in collaborazione con il Centro Ricerche e Sviluppo Cassina. Il prodotto è l'espressione di un'ideologia libera da convenzioni. Smontabile, lavabile, compatibile con qualsiasi arredo perché priva di riferimenti linguistici precedenti, la poltrona AEO offre | |
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indiscussi vantaggi d'uso, quali la leggerezza e la comodità. Un insieme di caratteristiche strettamente connesse alla scelta dei materiali e al loro uso spregiudicato e sperimentale: una base in Durethan grigio iniettato, una struttura di acciaio verniciato a fuoco sulla quale è infilato, come una camicia, il tessuto di cotone che forma schienale e braccioli, un cuscino imbottito in poliuretano espanso e ovatta di poliestere come seduta. La messa a punto di nuove tecnologie produttive diventa occasione per il superamento di forme tradizionali. Con il mod.932 (1965) progettato da Mario Bellini, l'imbottitura stessa si fa poltrona; eliminata la struttura portante rigida, | |
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l'imbottito si riduce a un insieme di due/tre/quattro cuscini, finiti indipendentemente, assemblati e tenuti insieme da una sorta di cintura. Il divano e il letto Le Mura (1972), sempre di Mario Bellini, derivano dalle ricerche condotte dal Centro Ricerche Cassina sulla tecnica della schiumatura a freddo in stampo, cui seguono gli esperimenti sulla schiumatura differenziata a freddo, per rispondere a diverse esigenze di morbidezza e di tenuta strutturale. La poltroncina Break (1976), ancora di Mario Bellini, invece è composta da pannelli con telaio d'acciaio flessibile, realizzati in poliuretano schiumato ad alta densità ed assemblati mediante speciali agganci alla base e con una cerniera lampo che corre
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lungo i lati dei pannelli per tutta l'altezza. A Mario Bellini si deve una pietra miliare del design italiano: la sedia CAB(1977). È costituita da uno scheletro in tubolare d'acciaio e da una pelle tesa in cuoio cucito, fermato alla struttura con quattro cerniere lampo. Un vestito integrale teso come una pelle sopra una struttura metallica, in un rapporto di simbiosi strutturale e organica. Un'innovazione tecnica e formale, una sedia tuttora in produzione, inutilmente imitata. L'innovazione talvolta si definisce in un movimento: accade nel divano Maralunga (1973), di Vico Magistretti (la variazione del poggiatesta trasforma lo schienale da alto a basso con un semplice gesto), e in Wink (1980), di Toshiyuki Kita, utilizzabile come | |
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poltrona o come chaise longue, attraverso il ribaltamento della base in avanti. Wink ha anche lo schienale ad inclinazione regolabile ed è dotata di un poggiatesta suddiviso in due parti, ciascuna reclinabile indipendentemente. Con Gaetano Pesce Cassina sperimenta i "pezzi unici prodotti in serie". I dettagli della forma delle sedute Sit Down (1975) cambiano, infatti, da un esemplare all'altro, pur mantenendo lo stesso assetto formale d'insieme. La schiuma poliuretanica è usata nella maniera meno complessa, per ottenere pezzi di serie simili ma non uguali. Gli imbottiti sono realizzati in un unico blocco di poliuretano espanso iniettato in uno stampo in cui è stesa una trapunta in ovatta di poliestere e appoggiata la struttura | |
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portante verticale di acciaio rinforzato da cinghie. Il poliuretano iniettato si gonfia liberamente e spontaneamente, sagomandosi dove incontra il negativo dello schienale e del sedile dello stampo, dando così luogo ad una forma di volta in volta diversa. Nel tavolo Sansone (1980) Pesce lavora con la resina di poliestere stampata in colata. Le tre varianti disponibili - quasi rettangolare, quasi quadrato e quasi rotondo - sono realizzate in combinazioni di colori, bianco/rosso/verde, diverse da un esemplare all'altro. La ricerca di nuovi materiali e di nuove tecnologie si ripropone con I Feltri (1987), nei quali Pesce utilizza un feltro a forte spessore irrigidito con resina termoindurente | |
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per ottenere poltrone di grande libertà formale.L'interno è coperto con un materassino trapuntato, amovibile e fissato con automatici. Il sedile è collegato alla struttura mediante legacci di canapa che contornano anche la parte superiore, morbida, della seduta. Da quando nel 1990 le strategie di progetto Cassina si sono orientate alla definizione di concept di prodotto in grado di corrispondere a nuovi stili di vita e di comportamento, la collaborazione instaurata con alcuni progettisti ha consentito all'azienda di ridefinire alcune tipologie di mobili e di svilupparne di inedite. "Qualsiasi costruttore sogna di scoprire un prodotto che duri da 10 a 20 anni!...
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Un modello innovativo che soddisfi un bisogno latente della clientela potenziale è l'obiettivo di tutti, ma è ancora più complesso da raggiungere in un settore tecnologicamente piuttosto semplice, come quello del mobile. L'innovazione tecnologica, infatti, non è sufficiente al rinnovamento dei prodotti esistenti...". È necessario suggerire soluzioni che siano "delle vere e proprie piste di sviluppo attraverso la ricerca e la sperimentazione di nuovi modi di vita". Queste frasi - tratte da un'intervista rilasciata nell'autunno del 2003 - sintetizzano il lavoro svolto dall'azienda nell'ultimo decennio. Fedele alla propria storia, Cassina continua a costruire una collezione aperta a più contributi | |
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e a linguaggi progettuali differenti, dando spazio alla ricerca di prodotti non solo nuovima anche innovativi nell'uso. Per esempio a Philippe Starck si devonoL.W.S Lazy Working Sofa e S.W.B. SleepyWorking Bed, due sistemi che suggeriscono modi differenti di utilizzare il divano e il letto, e M.I.S.S. Music Image Sofa System, un sistema costruito attorno all'idea di operare una fusione tra tecnologie domestiche e arredi, concept presentato in occasione del Salone del Mobile di Milano 2002 e giunto alla sua formulazione definitiva nel 2004. La scelta dei designer cui affidare l'ideazione dei nuovi prodotti è un punto cruciale e delicato per la buona riuscita del processo | |
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industriale. Come spiegano al Centro Ricerche e Sviluppo: "La scelta di queste persone è facile e complessa al tempo stesso. Dopo una prova imperniata su un progetto particolare,Cassina cerca sempre di prolungare la collaborazione. In effetti, il nostro scopo è quello di sviluppare nel tempo una fiducia reciproca con tutti i nostri partner, basata sulla credibilità, la condivisione delle esperienze e dei metodi di lavoro. Questa fiducia reciproca spiega senza dubbio la percentuale molto bassa (inferiore al 20%) di progetti che non si concretizzano in un prodotto. La durata del loro sviluppo dipende dalla complessità del progetto. Cassina lavora annualmente su diversi
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progetti, 5 o 6 dei quali vengono presentati al pubblico nel corso dell'anno e quindi inseriti nella collezione permanente. Cassina non è un semplice editore, ma un'industria nata per produrre ciò che presenta!" Il Centro Ricerche e Sviluppo è il vero trait d'union tra Cassina e i suoi designer, tra ilconcept e il prodotto finito. Di qui sono passati nell'ultimo decennio, tra gli altri, oltre a Philippe Starck, Piero Lissoni, Hannes Wettstein, Jorge Pensi, Jehs+Laub, Patrick Jouin e Jean Marie Massaud, autori dei più recenti prodotti entrati a far parte della collezione Cassina. | |