RICERCA
LOGIN
HOME PAGE::STORIA::ANNI SETTANTA
ANNI SETTANTA
BRACCIODIFERRO: CASSINA E
IL DESIGN RADICALE

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, il design italiano, sensibilmente influenzato dalle tendenze della neoavanguardia internazionale (dal New Dada alla Pop Art), dà vita a progetti aspramente critici nei confronti della produzione in serie e più vicini al multiplo d'arte.
Il design dei "contestatori" entra in Cassina attraverso la collezione della BracciodiFerro (un laboratorio di idee di design del mobile), portatrice delle nuove istanze e delle provocazioni che giungono da
progettisti radical quali Alessandro Mendini e Gaetano Pesce.
I loro oggetti per la BracciodiFerro sono un'interpretazione scenica dell'arredo condotta sino alla negazione di ogni funzionalità; non più mobili, ma rappresentazione di se stessi e dei riti legati al loro uso.
Tra i modelli prodotti in esemplari numerati vi sono le sedie Golgotha (1972) di Gaetano Pesce - realizzate in vetroresina partendo da un imbottito bianco di fibra di vetro contenente del dacron Fiberfill, imbibito manualmente di resina poliestere indurente - e la sedia Terra (1972), di Alessandro Mendini, una "proto-forma" realizzata in plexiglas e terra.


ARCHIZOOM - PAOLO DEGANELLO

Nello stesso clima culturale di dissenso e ripensamento nasce la poltrona AEO (1973), progettata Paolo Deganello - Archizoom, in collaborazione con il Centro Cassina. Il prodotto è l'espressione di un'ideologia libera da convenzioni, che ricerca un oggetto "nuovo nel campo dell'infinito sedibile".
L'analisi strutturale e linguistica delle sedute esistenti conduce gli Archizoom alla demistificazione del mito della poltrona moderna, divenuta un "ammasso di materiale morbido, simbolo di opulenza e benessere", e alla "riscoperta" degli elementi che costituiscono la struttura della seduta stessa.
La poltrona AEO offre indiscussi vantaggi d'uso, quali la smontabilità, la lavabilità, la compatibilità con qualsiasi arredo (in quanto oggetto privo di qualsiasi riferimento linguistico precedente), la leggerezza e la comodità; un insieme di caratteristiche strettamente connesse alla scelta dei materiali e al loro uso spregiudicato e sperimentale.
La natura dell'oggetto è polimaterica: una base in Durethan grigio iniettato, una struttura di acciaio verniciato a fuoco sulla quale è infilato, come una  camicia, il tessuto di cotone che forma schienale e braccioli, un cuscino imbottito in poliuretano espanso e ovatta di poliestere come seduta.

MARIO BELLINI: NUOVE TECNOLOGIE, NUOVE FORME

La messa a punto di nuove tecnologie produttive costituisce un'occasione fondamentale per il superamento dei modelli di imbottiti tradizionali. Con il mod. 932 (1965) progettato da Mario Bellini, l'imbottitura stessa si fa poltrona. L'imbottito è un insieme di due/tre/quattro cuscini, finiti indipendentemente, assemblati e tenuti insieme da un'alta fascia passante. Il divano e il letto Le Mura (1972) sono invece frutto delle ricerche sulle schiumature condotte dal Centro Ricerche Cassina, e degli studi di Bellini sull'imbottito; divano e letto sono realizzati con la tecnica della schiumatura
a freddo in stampo.
Alla schiumatura a freddo seguono gli esperimenti sulla schiumatura differenziata, sempre a freddo, più rispondenti alle diverse esigenze di morbidezza e di tenuta strutturale.

ITALY: THE NEW DOMESTIC LANDSCAPE

La mostra "Italy: the New Domestic Landscape" allestita al MoMA di New York nel 1972, curata da Emilio Ambasz e sponsorizzata da Cassina, Centro Cassina, CB Italia, Citroën e Industrie Pirelli, rappresenta il culmine e al tempo stesso la crisi del design italiano, oramai in fuga verso l'utopia. Mario Bellini, uno dei progettisti invitati, presenta il Kar-a-Sutra, un prototipo di automobile

realizzato dal Centro Ricerche Cassina, una struttura costituita nel 1969 per la sperimentazione e la formulazione di concept progettuali.
Kar-a-Sutra rappresenta l'identificazione tra auto e casa, in stretta relazione con le visioni futuribili di nomadismo abitativo. Ha una capienza di circa otto metri cubi ed è predisposto per un'infinità di azioni: è accessibile da ogni lato, è fatto per viverci dentro, da soli o in gruppo.
I cuscini rivestono integralmente l'interno dell'automobile, assumono e mantengono le deformazioni impresse da corpi, dando vita ad un campo plastico disponibile ad ogni nuova configurazione d'uso.
IL LIBRO DELL'ARREDAMENTO
DI MARIO BELLINI

"Il design è morto; gli hanno fatto il funerale al Museum of Modern Art di New York (con la mostra 'Italy: the New Domestic Landscape'); qualche sedia è già andata sul rogo; lo 'stile design' è passato dalle rubriche dei periodici femminili alle insegne dei negozi di cucine moderne...", proclama Mario Bellini, dopo essere stato uno dei protagonisti della mostra.
La sua reazione è disegnare e approntare Il Libro dell'Arredamento, una sorta di nuovo lessico generale dell'arredamento, un abaco studiato per Cassina, in cui affronta ad una ad una le funzioni primarie del mobile, riprogettandone i vari "tipi",
senza allontanarsi dalle tradizionali tipologie, ma proponendone numerose varianti, riconducibili alle "caratteristiche d'uso" (funzioni) e alle "caratteristiche semantiche" (materiali e finiture).
La poltroncina Break (1976) è una delle possibili sedute di quell'abaco ideale.
Gli imbottiti sono composti da pannelli con telaio d'acciaio flessibile, realizzati in poliuretano schiumato ad alta densità ed assemblati mediante speciali agganci alla base e con una cerniera lampo che corre lungo i lati dei pannelli per tutta l'altezza.
La serie dei tavoli (1976), La Loggia,
La Basilica, La Rotonda, La Corte, Il Colonnato, fa riferimento alle forme delle "strutture primarie" della storia
dell'architettura, da cui deriva un sistema completo di soluzioni adatte ad ogni esigenza.
Dalla stessa riflessione sui valori semantici degli oggetti d'arredo nasce un'altra pietra miliare del design italiano: la sedia CAB (1977), capostipite di una famiglia di sedute – la sedia con braccioli, la poltroncina e il divanetto.
Per il suo rapporto privilegiato col corpo umano, la sedia è per Bellini uno degli arredi più profondamente radicati nella memoria collettiva.
CAB è concepita quasi come prolungamento e protesi del corpo stesso: uno scheletro in tubolare d'acciaio e una pelle tesa in cuoio cucito, fermato alla struttura con
quattro cerniere lampo.
Un vestito integrale teso come una pelle sopra una struttura metallica, in un rapporto di simbiosi strutturale e organica.

VICO MAGISTRETTI: MODERNITÀ NELLA TRADIZIONE

Vico Magistretti giunge in Cassina agli inizi degli anni Sessanta, il decennio più ricco di eventi, iniziative e trasformazioni per il design italiano, di cui sono protagonisti i designer, ma anche e soprattutto alcuni imprenditori innamorati del loro mestiere. Magistretti non manca mai di ricordare, ancora oggi, gli incontri con Cesare Cassina e il loro lavorare insieme ai nuovi progetti, discutendo
uno schizzo, definendo un dettaglio. La sedia Carimate mod. 115 è il primo di tanti successi che portano la loro firma. Progettata per un arredamento specifico - la "Club House" del circolo del golf di Carimate - diventa capostipite di una famiglia di arredi tra cui anche la poltroncina mod. 892 (1963).
Nel lavoro di Magistretti la modernità è l'eco della tradizione e di memorie colte, ma anche studio e approfondimento di temi dell'abitare, quali la componibilità, la flessibilità e l'impilabilità, come nei letti sovrapponibili mod. 913 (1964).
Accanto alle proposte sperimentali dei progettisti radical (Mendini, Pesce, Archizoom) negli anni Settanta e Ottanta Cassina realizza alcuni dei capolavori
di Vico Magistretti: il divano Maralunga (1973), la libreria Nuvola Rossa (1977), la poltrona Sindbad (1981). Nel rispetto di una matrice tipologica tradizionale, il divano Maralunga è un oggetto di grande forza che nasconde l'innovazione (la variazione del poggiatesta trasforma lo schienale da alto a basso con un semplice gesto) in forme rassicuranti. Ottiene grande successo internazionale ed è oggetto di numerose imitazioni. Nuvola Rossa (1977) è una libreria di estrema semplicità, costituita da controventature e ripiani. Qui più che in altri progetti, Magistretti analizza e reinterpreta gli elementi costitutivi di oggetti usuali (in questo caso la "scontata" libreria a fiancate e ripiani) giungendo a
soluzioni scarne (eliminati i fianchi, la struttura si riduce alle sole diagonali di controventatura), ma formalmente eleganti e perfettamente funzionali.
Dall'immagine di una coperta appoggiata con disinvoltura su un divano e dalle coperte da cavallo osservate da Magistretti in Inghilterra, nasce invece il modello Sindbad, una coperta-imbottito. L'innovazione si concentra nella completa amovibilità e intercambiabilità del rivestimento. La coperta è fissata alla struttura imbottita - in poliuretano espanso schiumato ed ovatta di poliestere con telaio di acciaio - mediante due attacchi apribili ai lati interni della seduta: strisce a pressione e due fermagli verso i bordi dello schienale la tengono in posizione.