Origins of the Future

Origins of the Future

Una riflessione sul futuro di Cassina, senza perdere di vista il proprio passato

Cassina ha sempre rappresentato il futuro, già dalle proprie origini. Questo è particolarmente evidente nelle relazioni sviluppate con i più rinominati designer e architetti a livello internazionale, oltre ai grandi Maestri del moderno, e nell’approccio progressivo all’innovazione e al know-how produttivo.

Da first mover, Cassina continua a guardare avanti con l’avvicinamento del 90° anniversario nel 2017, inaugurando una nuova e importante stagione del proprio sviluppo per costruire i prossimi 90 anni di patrimonio della cultura del design.

 

Una conversazione tra architettura e design

Cassina presenta la Collezione 2016 in uno stand di 900m2 progettato da Patricia Urquiola, Art Director del marchio, e ispirato al Rietveld Pavilion, una struttura temporanea disegnata nel 1955 in Olanda per  esporre sculture e ricostruita successivamente nel giardino delle sculture del Museo Kröller-Müller. Questo edificio moderno rispecchia l’attitudine contemporanea di Cassina con il suo design minimale e immediatamente riconoscibile.

Il parallelismo tra la temporalità e la funzione di queste due architetture è evidente e chiaramente sottolineato in un video proiettato in tutto lo stand per spiegare lo spirito di tutti e due i progetti attraverso interviste ed estratti in time-lapse.

Il rapporto intrinseco tra architettura e interior design è sempre stato un elemento importante della storia di Cassina, dalla produzione esclusiva delle opere dei grandi architetti del modernismo, alla costruzione architettonica dietro complessi progetti di design. Questi valori creano il fulcro centrale attorno al quale il marchio continua a sviluppare i propri progetti ancora oggi. 

 

Continuità e complessità per la Collezione Cassina 2016

Il futuro è una scelta. Il futuro di Cassina sta nel rinnovo della continuità, un processo dinamico di mutazione di forme originarie, l’evoluzione di un’idea, l’influenza di un classico. Nuove riflessioni portano a creazioni inedite e occhi diversi permettono di osservare ciò che è già presente e trasformarlo facendone emergere aspetti inesplorati

La Collezione 2016 riunisce modelli disegnati da Patricia Urquiola; il divano Beam Sofa System si sviluppa in orizzontale lungo una trave rigorosa che contrasta con gli invitanti cuscini soffici influenzati dalle opere di Magistretti, e la poltrona Gender, che, come il nome implica, non ha un genere, non è tradizionale né moderna, è un modello che ha forza quando vive da solo. Un tema che continua nella collezione di oggetti astratti Props, una presenza architettonica disegnata da Konstantin Grcic per definire liberamente lo spazio e la funzione.

Lo spirito di Cassina continua nella collezione di specchi Deadline di Ron Gilad, un chiaro riferimento al mondo dell’arte contemporanea, ogni specchio è un’architettura complessa, una riflessione di una riflessione, la costruzione di un’illusione e di una realtà. Questo spirito potrebbe essere definito con la parola Simplixity. Un termine coniato da Ora Ito per spiegare l’arte di dare un’apparente semplicità a un oggetto di lavorazione complessa, così come con la sedia Ico. Una combinazione tra lavorazione di falegnameria e innovazione tecnologica, questo modello è la sostanza del concetto MedaMade. Anche il tavolo multi-funzionale Guéridon J.M. di Charlotte Perriand, prodotto in cuoio per la prima volta da Cassina, evidenza la lavorazione savoir-faire del marchio.

La continuità è particolarmente evidente nel lavoro svolto in più di vent’anni con Philippe Starck per ripensare al divano classico con Cassina. Volage EX-S è il risultato di questa ricerca. E’ il centro della gravità della casa, una piattaforma di energia che può essere vissuta liberamente.

Una continuità che è anche presente nel rinnovo e nello sviluppo della poltrona Utrecht di Rietveld nel tessuto Jaquard innovativo Boxblocks disegnato da Bertjan Pot, delle sedie Caprice e Passion di Starck, della collezione di tavoli Boboli di Rodolfo Dordoni e dei tavoli 9 e 10 di Piero Lissoni.